Ufficiale! Il triste colorato non è più triste

Ufficiale! Il triste colorato non è più triste.

Ho utilizzato questo titolo, come mai? Che c’entra la tristezza?

Sono semplici le risposte: la tristezza, purtroppo ed ogni tanto, entra a far parte della vita di tutti noi, è inevitabile.

Spesso la nascondiamo dietro a sorrisi accennati forse per far capire che in certe occasioni è meglio stare in silenzio.

Il colore, idem, lo troviamo dovunque, in qualunque angolo della nostra esistenza.

L’ospedale è un luogo che frequentiamo e mette sempre un filo di malinconia addosso.

Chi entra è perché sta male, oppure perchè deve andare a trovare un suo caro amico o parente.

Ma non sempre è così brutto, guardiamo anche i lati positivi.

Pensiamo anche al fatto che li dentro, ci salvano la vita.

In ospedale ci nascono anche i bambini ed è subito una grande gioia, lo si capisce dai vari nastri appesi sulle porte delle stanze della mamma. Fiocchi azzurri o rosa oppure entrambi.

Dell’ospedale notiamo i medici e gli infermieri con i loro camici puliti e candidi che si riuniscono per parlare dei casi più complicati.

Notiamo i loro sguardi mentre ci visitano e qualcuno accenna sorrisi.

Ma sono anche sicura che non notiamo i colori di cui è composto l’ospedale che ci “ospita”.

Non notiamo nemmeno le scritte sulle porte dei vari reparti: nome del reparto, direttore del reparto e orari di visita ai pazienti.

Non sentiamo il rumore degli zoccoli che indossano e questa è buona cosa. Ah già, non ci sono più gli zoccoli di una volta nei reparti ospedalieri. Menomale.

Quelli del 1980 li ricordo bene, benissimo. Ora non fanno più rumore, per fortuna.

Ed io osservo:

Pavimenti beige e verdi, pareti bianche e sedute di legno con il cartello semi-staccato con scritto “vietato sedersi”.

Ascensori per il pubblico, ascensori per le barelle o per le sedie trasporto persone.

Croce Rossa e Croce Verde. Croci private e urgenze.

Uscite di sicurezza, estintori rossi come il fuoco, controllo di sicurezza e porte gialle tagliafuoco con maniglione antipanico.

Finestroni con luce naturale, plafoniere incastonate nel soffitto con luce artificiale e cartelli. Tanti cartelli.

Pazienti impazienti con accompagnatori più impazienti di loro. Anziani e giovani insieme. Figli con madri, figlie con padri.

<<Sono le 8 uff, ho appuntamento alle 8, sbotta.>>

<<Tutti hanno appuntamento alle 8, signora. Prenda il numerino e attenda il suo turno>>

Sala d’attesa riservata: poltrone rosa, pareti blu, lampadari rotondi e pendenti, quadri astratti luccicanti, tv accesa e tende bianche. Quattro bottiglie di acqua per i pazienti, bicchieri, grissini, brioches all’amarena o albicocca, fette biscottate, marmellata.

E qualcuno che si intasca una bottiglia di acqua.

Infine, un lungo corridoio vivacizzato dal pavimento fatto di strisce multicolore e ancora quadri sulle pareti.

Quadri colorati, bellezza dipinta, astratta e targhette con i nomi di artisti dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

Piano 2.


A questo punto, invece dico: è Ufficiale! il triste colorato non è più triste

Detto questo, dopo le rassicurazioni e i sorrisi dei medici; il colore che osservo in altri reparti ultimamente visitati, oltre a darmi -ogni volta- una prospettiva diversa, mi aiuta a distogliere i pensieri e mi fa sorridere, nonostante tutto.

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